S. Quattro Coronati
<< indietroLa basilica dei SS. Quattro Coronati si trova in una via del Celio, piccola ma strategica: la sua posizione, a metà strada fra s. Giovanni in Laterano e s. Clemente, durante il Medioevo fu infatti sfruttata dai papi come rifugio in caso di pericolo e la chiesa fu progressivamente fortificata e dotata di un Palazzo episcopale. Non appena oltrepassato l’arco d’ingresso, entrati nel primo cortile, la sensazione immediata è di trovarsi in un piccolo borgo medievale, assai raro da trovare a Roma, che nel tempo ha obliterato le tracce di questa epoca dalla città . I quattro santi cui fu dedicata la basilica sono Castorio, Simproniano, Claudio e Nicostrato, secondo la leggenda degli scalpellini martirizzati da Diocleziano quando si rifiutarono di scolpire idoli pagani: per questo motivo, nel Medioevo, divennero protettori delle corporazioni dei marmorari. La basilica è ricordata come titulus Aemilianae nel sinodo del 499 e fu fortificata già nell’VIII secolo; Pasquale II nel 1084 ricostruì parte della basilica, devastata dall’incendio di Roberto il Guiscardo, inserendo però nuovi edifici e restringendo quindi l’ampiezza originale della basilica. La creazione di nuovi edifici favorì l’inserimento di un monastero di clausura, ancora esistente all’interno, che per molti anni accolse bambine abbandonate ed orfane. La vera sorpresa del complesso è in una piccola aula, situata all’interno del palazzo annesso, visibile con un piccolo obolo per le suore del convento: un ciclo pittorico del 1200 arricchisce la Cappella di s. Silvestro con il racconto della cosiddetta Donazione di Costantino, il falso documento con cui la Chiesa rivendicò il potere temporale su alcuni territori fino alla prima smentita, ad opera di Lorenzo Valla nel Rinascimento. Lungo le pareti si snoda quindi, episodio per episodio, la storia di Costantino che, molto malato, seguendo il consiglio dei maghi, vuole bagnarsi nel sangue di 1000 bambini per guarire, ma impietosito dalle madri, rinuncia al proposito e, guidato dagli Apostoli in sogno, incontra Papa Silvestro che lo guarisce: l’Imperatore si prostra allora ai piedi del papa e offre in dono dei territori alla Chiesa. Lo stile bizantineggiante e naive delle pitture, dai colori vivaci ed il soggetto della storia, rendono questo ciclo pittorico un unicum. Recenti restauri al piano superiore di quest’aula, hanno portato in evidenza un salone affrescato nel Medioevo con simboli delle stagioni, dei segni zodiacali e delle Arti, unico esempio romano di arte gotica, forse attribuibili a Jacopo Turriti.



