Cementizi a base fittile con tessere dell’area archeologica di San Nicola ad Agrigento.
<< indietroLa città di Agrigento fondata dagli abitanti della vicina Gela, nella Sicilia sud occidentale è celebre per i templi nei quali lo stile dorico raggiunse una delle massime espressioni. La città sorgeva tra il fiume Akragas ( oggi il San Biagio) e il suo affluente Hypsas ( oggi Drago), in località non distante dal mare, già abitata nel periodo preistorico durante la prima Età del Bronzo.
Le fonti indicano la cinquantesima olimpiade ( 585-580) come data di fondazione della città : Tucidide (8 VI, 4) e Strabone (VI, p. 272) indicano come fondatori i Geloi, Polibio (IX, 27) i Rodi; questa incertezza viene superata perché sappiamo che i Rodi ebbero buona parte nella fondazione di Gela. L’area della città era così vasta che anche nel periodo della massima estensione non ci fu bisogno di quartieri fuori le mura. La città fu cinta da mura poderose già dai primi anni sotto il tiranno Falaride, il loro tracciato è molto esteso e chiaro: inoltre risultano anteriori ai templi poiché questi ultimi sono stati costruiti tenendo conto di esse.
Pur avendo un’estensione di circa 1.817 ettari, già dalla seconda metà del VI secolo a. C. il centro abitato si è concentrato nella parte meridionale, sul pendio che si affaccia alla grande linea dei templi meridionali. Già da questa epoca è da supporre un impianto urbanistico in cui domina una grande arteria, il decumanus maximus dell’età romana, pressochè corrispondente alla strada di accesso attuale dalla porta IV ( Porta Aurea) con i suoi cardines minores sul lato orientale ed edifici pubblici su quello occidentale.
L’esemplificazione migliore dell’ abitato romano si ha in prossimità dell’area pubblica, in località San Nicola. Le parti sono concepite e articolate in un sistema di isolati lunghi circa 300m ed ampi circa un actus, attestati sul decumanus maximus largo 11 m (oggi ricalcato dalla strada nazionale per la marina) ed inseriti in un tracciato regolare di strade larghe circa 5 metri, i cardines, che si succedono ad una distanza assiale di 40 m.
Le abitazioni scoperte sono in numero di 20, ordinate e disposte a terrazze: case con ampio peristilio di tipo ellenistico, case di tipo pompeiano con atrio compluviato e peristilio a ridosso del tablinum, case con corridoio di disimpegno e case con porticus fenestrata.
La scelta delle abitazioni che verrano trattate è dettata dalla scarsa letteratura sulla pavimentazione in opus signinum ad Agrigento.
La prima abitazione nella parte più ad ovest dell’insula, una delle più grandi del quartiere, occupa tutta la larghezza del Cardo I e II, ed è chiamata “casa del peristilioâ€, poiché ha uno spazioso peristilio ( 7 colonne per 8), con un largo vano a nord, ed una serie di piccoli vani, uno dei quali contiene il nymphaeum ad est; vi è una porta posteriore sul cardo II, ma l’entrata principale doveva essere ad ovest, come anche quella della casa adiacente. Questa, chiamata “casa dell’atrio tetrastiloâ€, è un raro esempio siciliano di una casa con un piccolo atrio-peristilio del tipo molto noto a Pompei e ad Ercolano. Sopravvive soltanto la fondazione dell’atrio tetrastilo, alcuni vani intorno sono andati perduti, ma la planimetria generale è chiara: un doppio tablinum separava la parte anteriore da quella posteriore della casa, dove gli ambienti sono articolati intorno ad un piccolo peristilio. In un secondo momento questa casa con quella adiacente “ la casa del peristilio†divenne possesso di un unico proprietario, una piccola parte del muro tra le due case fu demolita ed alcune colonne furono erette in questo luogo. In questo momento, probabilmente, il piccolo peristilio è stato pavimentato con l‘opus spicatum, la data di questo cambiamento non è conosciuta. Il pavimento visibile in ambedue le case è in opus signinum con tessere ad intervalli.
La seconda abitazione si trova a nord ed è la cosiddetta “ casa di Afroditeâ€, in cui al centro di un motivo a reticolato a losanghe, bordato da meandro, fa mostra di sé una rosetta realizzata, piuttosto che nello stile disegnativo tipico dei signini, con i petali campiti di tessere bianche.
Un altro esempio proviene dalla casa subito a nord ed è “la casa del criptoporticoâ€, un buon esempio in questo quartiere di residenza della classe media. Tutti i vani sono prospicenti una corte centrale nel centro della casa, che si collega direttamente con l’entrata sul cardo II.
L’ambiente principale dell’abitazione, ha il pavimento in opus signinum intarsiato con tessere bianche . Una scala con tre gradini indicava la presenza di un vano superiore.
Un’ultima abitazione, infine, è quella della “casa del peculio†a nord dell’ insula con accesso dal cardo II, questa ha una corte con peristilio e pavimenti in opus signinum e in tesselato, e un solo pavimento in mosaico. Un scala con tre gradini congiunge al piano superiore. Questo sicuramente era un’ambiente artigianale nella fase finale, ma la presenza del pavimento in opus signinum nel piano più basso nei vani 4 e 5 suggerisce una modesta abitazione sulla cui datazione bisogna apportare dei chiarimenti.
Il quartiere ellenistico romano rappresenta una delle aree private più estese della Sicilia imperiale e conferisce alla città un’impressione generale di moderata prosperità .



