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	<title>Guideamarte &#187; Assaporare Roma</title>
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	<description>guide turistiche per Roma e Palermo</description>
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		<title>Roma magica e misteriosa</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 17:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaporare Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Da sempre teatro di misteriose vicende, Roma affascina spesso i visitatori con atmosfere suggestive e inquietanti; numerose leggende su fatti misteriosi si susseguono nel corso dei secoli e attraverso questo itinerario sarà possibile visitare luoghi che sono stati teatro di fatti di sangue, apparizioni evanescenti e reminiscenze pagane.
La Piramide Cestia e il Cimitero Acattolico: la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da sempre teatro di misteriose vicende, Roma affascina spesso i visitatori con atmosfere suggestive e inquietanti; numerose leggende su fatti misteriosi si susseguono nel corso dei secoli e attraverso questo itinerario sarà possibile visitare luoghi che sono stati teatro di fatti di sangue, apparizioni evanescenti e reminiscenze pagane.</p>
<p><strong>La Piramide Cestia e il Cimitero Acattolico: </strong>la fama di luogo romantico e misterioso aleggia da sempre su questo cimitero, luogo di riposo di tutti coloro che non appartenevano alla religione Cristiana, il quale vanta sepolture celebri, tra le quali si ricordano i poeti Romantici inglesi <strong>Shelley</strong> e <strong>Keats</strong> e l&#8217;ateo <strong>Antonio Gramsci</strong>.</p>
<p><strong>La celebre Bocca della Verità: </strong>il mascherone in marmo appeso nell&#8217;atrio della basilica di <strong>S. Maria in Cosmedin</strong>, probabilmente un tombino o una cloaca, è famosissimo dal Medioevo come oracolo della buona fede dei visitatori che, ancora oggi, fanno la fila per infilare la mano all&#8217;interno della Bocca aperta e, dopo aver pronunciato la loro &#8220;verità&#8220;, aspettano il giudizio dell&#8217;impassibile volto, la cui leggenda vuole costruito da <strong>Virgilio mago</strong>, come porta demoniaca.</p>
<p><strong> Piazza Campo de’ Fiori:</strong> teatro del rogo di <strong>Giordano Bruno</strong>, avvenuto il <strong>17 Febbraio 1600</strong>, dopo otto anni di prigionia e di processo ad opera della <strong>Santa Inquisizione</strong> nei confronti del Domenicano filosofo, accusato di eresia. Nel <strong>1889</strong>, dopo lunghe dispute, fu costruito il monumento che assurse a simbolo del libero pensiero nel luogo in cui, il filosofo che aspirava ad ampliare il pensiero oltre i rigidi dogmi ecclesiastici, trovò la morte proprio per quella libertà scientifica che ancora oggi è per molti un miraggio.</p>
<p><strong>I luoghi delle tragiche  vicende della Famiglia Cenci: </strong>la giovane e bellissima <strong>Beatrice Cenci</strong> nel <strong>1598</strong> fu colpevole, insieme ai due fratelli e alla madre <strong>Lucrezia</strong>, dell&#8217;assassinio di suo padre <strong>Francesco</strong>, uomo violento e prevaricatore. I luoghi di questa tragedia, conclusasi nel castello di <strong>Petrella Salto in Sabina</strong>, sono:  la <strong>Piazza dei Cenci</strong>, dove si trovava il palazzo in cui viveva la famiglia a Roma, <strong>la prigione di </strong><strong>Castel s. Angelo</strong>, dove la giovane e la sua famiglia fu tenuta prigioniera ed  il <strong>Ponte S. Angelo</strong>,  su cui avvenne la celebre condanna a morte per decapitazione.</p>
<p><strong>Via Giulia</strong>: la <strong>Chiesa di S. Maria dell’Orazione e Morte</strong>, eretta da <strong>Ferdinando Fuga</strong> per l&#8217;omonima congregazione, che seppelliva i cadaveri abbandonati in strada, è decorata da macabri trofei della morte: teschi, ossa e clessidre ricordano al visitatore la presenza continua della Morte intorno a noi; poco avanti troviamo la<strong> Chiesa di S. Biagio degli Armeni</strong>, in cui il <strong>3 Febbraio</strong> si regala pane ai fedeli: conservato tutto l&#8217;anno e sbocconcellato aiuta a tenere lontane le malattie della gola;  proseguendo fino a  <strong>S. Giovanni Battista dei Fiorentini</strong> si può visitare la tomba di <strong>Francesco  Borromini</strong>, il grande architetto rivale di Gian Lorenzo Bernini, morto suicida nel <strong>1667 </strong>in una strada attigua, dopo un breve periodo di pazzia.</p>
<p><strong> Via Gregoriana e il Portone magico dello Zuccari: </strong>al numero 30 di questa splendida via che si snoda subito sopra <strong>Trinità dei Monti</strong>, resa famosa da <strong>Gabriele D&#8217;Annunzio </strong>che vi stabilì la residenza del dandy <strong>Andrea Sperelli</strong> nel suo romanzo &#8220;<strong>Il Piacere</strong>&#8220;, nel XVI secolo il pittore <strong>Federico Zuccari</strong> scolpì questo misterioso portone inglobato nelle fauci di un mostro e che lo portò alla rovina, con il suo costoso progetto.</p>
<p><strong> Piazza Navona: il martirio di s. Agnese, il fantasma della Pimpaccia e  la rivalità tra Bernini e Borromini: </strong>luogo ricchissimo di storia e testimonianze, l&#8217;antico<strong> Stadio di Domiziano</strong>, fu teatro prima, nel IV secolo d. C. del martirio della piccola <strong>Agnese,</strong> desiderata senza speranza dal figlio del <strong>Prefetto Tigellino</strong>, il quale la fece rinchiudere nel <strong>Lupanare all&#8217; interno dei fornici dello Stadio</strong>: la protezione di Dio avvolse Agnese e nessuno potè toccarla; <strong>Olimpia Maidalchini</strong>, detta la <strong>Pimpaccia</strong>, fu la moglie di <strong>Pamphilio Pamphili</strong> e la cognata di papa <strong>Innocenzo X</strong>: donna avida e crudele, abitò nel palazzo a Piazza Navona, sede oggi dell&#8217;<strong>Ambasciata del Brasile</strong>, e fece il bello e il cattivo tempo a Roma, fino alla morte del cognato; morta di peste, si dice che <strong>la sua carrozza sia ancora visibile nelle notti di plenilunio</strong> mentre esce sfrenata dal Palazzo in una striscia di fuoco, per poi sparire a <strong>Ponte Sisto</strong>, trascinata dai demoni nell&#8217;Inferno. Nello stesso periodo, la rivalità artistica tra <strong>Bernini e Borromini </strong>si acuì, come testimoniato dai capolavori di entrambi nella Piazza: <strong>la Fontana dei Quattro Fiumi </strong>e la <strong>chiesa di s. Agnese in Agone</strong>, rivalità che porterà al suicidio di Borromini pochi anni dopo.</p>
<p><strong>Piazza del Popolo e il noce stregato: </strong>secondo la leggenda il noce stregato sorse sopra la<strong> tomba dell&#8217; Imperatore Nerone </strong>ed un gruppo di demoni si stabilì lì sopra, attirato dalla crudeltà dell&#8217;Imperatore; pochi anni dopo il noce era teatro dei <strong>Sabba delle streghe</strong> e <strong>Papa Pasquale II</strong>, nel <strong>XII secolo</strong>, dovette compiere <strong>un esorcismo</strong> per liberare l&#8217;area.</p>
<p><strong>La Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio ed  il Museo delle Anime del Purgatorio</strong>: unica nel suo genere, questa Chiesa voluta nel <strong>1893 </strong>da padre <strong>Vittorio Jouet</strong>, nel <strong>1897</strong> fu teatro di un <strong>tragico incendio</strong>, dopo il quale padre Jouet si accorse dell&#8217;immagine di un volto sulla parete dietro l&#8217;altare: concludendo che si trattasse di <strong>un&#8217;anima del Purgatorio</strong> in cerca di preghiere per la sua salvezza, decise allora di dedicare la sacrestia alle testimonianza analoghe raccolte nel mondo. Le reliquie conservate all&#8217;interno sono quantomeno scioccanti e suggestive, sicuramente uniche nel loro genere.</p>
<p><strong>Piazza Vittorio Emanuele e la Porta Magica: </strong>costruita nel <strong>1665 </strong>dal <strong>Marchese Massimiliano di Palombara</strong>, uomo dedito alle pratiche esoteriche, si dice che i simboli scolpiti sul suo portale indichino le <strong>formule alchemiche </strong>per la mitica <strong>Pietra Filosofale</strong>.</p>
<p><strong>Via Veneto e la Cripta dei Cappuccini: </strong>la<strong> Chiesa di S. Maria della Concezione</strong>, costruita nel <strong>1626</strong>, sede dei <strong>Cappuccini</strong>, contiene una cripta molto particolare, completamente ricoperta dalle <strong>ossa di 4000 frati</strong> sistemati in pose macabre; tutto all&#8217;interno è formato da ossa, persino le lampade.</p>
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		<title>Passeggiate serali  e notturne</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 18:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaporare Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti dei percorsi proposti si possono svolgere anche in orario pomeridiano, godendo dei tramonti romani, o serali, immergendosi nella vita notturna della Capitale.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti dei percorsi proposti si possono svolgere anche in orario pomeridiano, godendo dei tramonti romani, o serali, immergendosi nella vita notturna della Capitale.</p>
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		<title>Le statue parlanti</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 18:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le statue parlanti di Roma sono:
PASQUINO
Pasquino è forse la più famosa statua parlante di Roma, conosciuta da sempre per la sua voce satirica, che rispecchiava il malcontento del popolo, temuto e rispettato, per la sua lingua tagliente ai danni dei prepotenti che abusavano del proprio potere ai danni dei cittadini.
Vi sono pareri contrastanti fra gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le statue parlanti di Roma sono:</p>
<p><strong>PASQUINO</strong></p>
<p>Pasquino è forse la più famosa statua parlante di Roma, conosciuta da sempre per la sua voce satirica, che rispecchiava il malcontento del popolo, temuto e rispettato, per la sua lingua tagliente ai danni dei prepotenti che abusavano del proprio potere ai danni dei cittadini.</p>
<p>Vi sono pareri contrastanti fra gli studiosi circa la vera identità della cosiddetta statua di Pasquino, il quale, in origine, fu forse un ritratto di Ercole o di Aiace in lotta con Ettore, ovvero Menelao, colto nel momento in cui portava in salvo dalla battaglia il corpo ormai senza vita di Patroclo. Indubbiamente lo stile della statua è riconducibile ad esempi del periodo Ellenistico al suo inizio, intorno al III sec. a.C, ma il dibattito sorto intorno all’origine non è ancora terminato, così come, di conseguenza, i dubbi circa la sua collocazione storico-archeologica, chiaramente subordinata alla possibile identità del personaggio. Come divenne Pasquino? La statua fu posta sul piedistallo che tuttora oggi la sostiene dal <strong>Cardinale Oliviero Carafa</strong>, nel 1501, alla spalle di <strong>palazzo Braschi</strong>, già <strong>Orsini</strong> . Il nome di Pasquino, secondo la tradizione, potrebbe provenire da un sarto omonimo, che aveva la bottega lì, il quale aveva l’uso di “tagliare i panni addosso alla gente”, ovvero sparlare di tutto e tutti. Altre tradizioni vorrebbero il nome derivato da un maestro di scuola o da un barbiere o un oste. Qualora si accettasse per vera la prima ipotesi sull’origine del nome, ovvero quella del sarto, si noterebbe come la statua stessa sembrò ereditare dal suo omonimo il carattere di brontolone e chiacchierone, diventando in breve tempo la “voce” dell’espressione popolare, in particolare sotto i pontificati di <strong>Leone X</strong> (1513-1521) e <strong>Adriano VI</strong> (1522-1523). Durante la notte, mani ignote appendevano al suo marmo cartelloni di satira pungente che, al mattino, divenivano oggetto di curiosità per il popolo il quale poteva così leggere, in latino, italiano o volgare, le prepotenze dei potenti ai danni dei poveri derelitti come loro. Il tutto riusciva in maniera anonima a preservare gli autori delle satire dagli sbirri. Dalle sue parole nacquero libelli, chiamati “pasquinate”, in latino o in volgare, in prosa o in poesia, rivolti contro i Papi e il loro malgoverno, contro lo strapotere dei Cardinali e della Curia, contro chiunque fosse giudicato da biasimare. L’ubicazione della statua in una zona tanto centrale e popolosa, rendeva più ampio l’uditorio della statua, compreso fra i bottegai, i partecipanti alle processioni e i cortei e gli stessi membri della Curia che passavano spesso di lì.</p>
<p><strong>ABATE VIDONI</strong>:</p>
<p>L’antica statua di un personaggio togato, senatorio, ma mutilo, venne alla luce nei pressi di <strong>Palazzo Caffarelli</strong>, il quale in un primo tempo la ospitò in una nicchia lungo la sua facciata, e un vicoletto lì vicino prese da lei il nome:  <strong>Abate Vidoni</strong>. Il suo nome proveniva da quello di un sagrestano della vicina <strong>Chiesa del Sudario</strong>, brutto, deforme e infelice, alquanto somigliante alla statua.</p>
<p>Il vicolo omonimo scomparve nel <strong>1870</strong>,  a causa dell’allargamento della <strong>piazza di S. Andrea della Valle</strong> e nel <strong>1924 </strong>la statua tornò alla sua prima dimora, a ridosso del muro di <strong>S. Andrea della Valle</strong>, dove  “sfrattò” la statua a ricordo del filosofo <strong>Nicola Spedalieri</strong>, rimanendo così l’unico proprietario della piazza.</p>
<p><strong>MARFORIO</strong></p>
<p>La statua di Marforio si trova nel piazzale antistante i Musei Capitolini, dove fa mostra di sé sdraiato su di un pomposo triclinio, con l’aria rilassata e potente; in epoca medievale Marforio si trovava di fronte al <strong>Carcere Mamertino</strong>, in una posizione insignificante: durante il pontificato di <strong>Sisto V</strong> (1585-1590), i Romani, secondo la leggenda, mentre portavano Marforio a piazza Navona, per collocarlo lì, ebbero un ripensamento davanti a S. Marco e Marforio venne sistemato nella posizione attuale. La carriera di Marforio come statua parlante cominciò nel <strong>1511</strong>, quando divenne l’interlocutore e la spalla di <strong>Pasquino</strong>, in un gioco di botta e risposta fra le satire. Tuttavia il suo nome e la sua vera origine restano sconosciute, anche se alcuni dicono che il suo nome derivò dalla fusione fra <em>Mars</em> e <em>Forum</em>, ad indicare il <strong>Foro di Marte. </strong> Per quanto riguarda la sua identificazione, molti vi vedono l’immagine di <strong>Oceano</strong> o di un <strong>dio</strong> ovvero di un <strong>fiume</strong> (<strong>Reno, Danubio, Tevere</strong>), ma nessuna ipotesi risulta convincente fino in fondo.</p>
<p><strong>MADAMA LUCREZIA</strong></p>
<p>La prima e unica  donna, annoverata fra le statue parlanti di Roma, si trova nell’angolo fiancheggiante la <strong>chiesa di s. Marco</strong>, a <strong>Palazzo Venezia</strong>: <strong>Madama Lucrezia</strong>, dal busto candido e formoso, sotto le sue spoglie, la maggior parte degli studiosi tende ad identificarvi una <strong>sacerdotessa di Iside</strong>, di cui sembra mantenere anche una certa aria maestosa e solenne. Il soprannome di <strong>Lucrezia</strong>, invece, secondo fonti attendibili, proviene da una ragazza omonima, che abitò nei pressi di Palazzo Venezia nel XV secolo. Lucrezia era nota per la sua bellezza e vanità, dato che proveniva da una famiglia nobile e suo padre, <strong>Nicola D’Alagno</strong>, fu <strong>Senatore di Roma</strong> nel 1428. A 18 anni, secondo gli storici, Lucrezia, divenuta favorita <strong>del re di Napoli e di Aragona, Alfonso il Magnanimo</strong>, si recò a Roma con l’intento di ottenere, da <strong>papa Callisto III</strong> (1455-58), il divorzio del re da sua moglie. A Roma Lucrezia fu accolta con molta simpatia da tutta la Curia, in particolare dal cardinale <strong>Pietro Barbo</strong>, futuro papa <strong>Paolo II</strong>, il quale, mentre costruiva Palazzo Venezia,  le inviò alcuni oggetti artistici accompagnati dalla dicitura “<em>donatum dominae Lucretiae</em>”. Lucrezia tornò a Napoli nel <strong>1457</strong>, senza aver ottenuto il divorzio e l’anno successivo il re Alfonso morì. Il re che succedette ad Alfonso, <strong>Ferrante</strong>, non ebbe lo stesso atteggiamento con la giovane, tanto che questa si trasferì a Roma, dove visse nel punto di confine fra i <strong>rioni Monti e Campitelli</strong>, a <strong>piazza S. Marco</strong>, dove morì dimenticata nel <strong>1479</strong>: la sua tomba, scomparsa, era nella chiesa di <strong>S. Maria sopra Minerva</strong>. La loquacità di Lucrezia come statua parlante è inesistente o quasi: un solo caso ci venne tramandato di Lucrezia come “voce del malcontento del popolo”, datato al <strong>1798-99</strong>, durante il periodo della <strong>Repubblica gallo-romana</strong>: Madama Lucrezia cadde a bocca sotto durante una rivolta popolare e il giorno dopo, sulla sua schiena si poteva leggere: “<em>Non ne posso vedere di più</em>”.</p>
<p><strong>IL FACCHINO – ACQUAROLO</strong></p>
<p>In una nicchia di <strong>via Lata</strong>, si trova la statua del facchino, dalla quale sgorga acqua proveniente dalla botticella che egli tiene fra le mani, il volto coperto da un singolare berretto, è usurato dal tempo e dai vandalismi di molti. La statua fu attribuita da alcuni addirittura all’opera di <strong>Michelangelo</strong> e in origine rappresentava un uomo barbuto, secondo le credenze popolari, <strong>Martin Lutero</strong>.  La statua si affacciò sul Corso fino al <strong>13 Giugno 1872</strong>, all’angolo di <strong>via Lata</strong> con <strong>Palazzo De Carolis</strong>, sede della <strong>Banca di Roma</strong>; secondo gli storici, la fontana fu fatta erigere da papa <strong>Gregorio XIII </strong>(1572-1585) per rappresentare <strong>Abbondio Rizio</strong>, un facchino noto nella Roma del ‘500 e vestito con l’abito della <strong>Corporazione dei facchini</strong>, i quali si riunivano a <strong>piazza Navona</strong>, nel mercato.  Nel <strong>1666</strong> fu inserito nell’elenco delle statue parlanti, anche se non si distinse per l’eloquio, ma piuttosto ebbe il ruolo di : “<em>Pasquinum nobilibus, Marforium civibus, Facchinum plebi destinat</em>”. Tuttavia, come è noto, la plebe non gradisce l’acqua, a differenza del vino, quindi il <strong>Facchino</strong> è costretto a venderla: da qui è un acquarolo, come provato dal ferro del mestiere, cioè il mezzo barile che tiene. Gli <strong>acquaroli</strong> infatti, forse organizzati in corporazioni, avevano il compito, durante periodi di scarsità degli acquedotti, di prendere acqua dai pozzi, dal Tevere o dalle tre bocche della <strong>Fontana di Trevi</strong>, quando era in funzione <strong>l’Acquedotto Vergine</strong>, per il quale dovevano pagare una tassa. Mestiere ingrato che venne commentato in una stampa cinquecentesca con: “<em>questo trafficò m’insegnò Pasquino, di vendere l’acqua per comprare il vino</em>”</p>
<p><strong>IL BABUINO</strong></p>
<p>La statua del <strong>Babuino</strong>, che diede nome alla via omonima, fu collocata all’inizio della strada da papa <strong>Gregorio XIII</strong> nel <strong>1576</strong>, per ornare una fontana; in origine la statua rappresentava un <strong>sileno</strong>, ma le vicissitudini da lui vissute lo resero simile ad un babuino a causa dell’usura. Per un certo periodo, il <strong>Cardinale Dezza</strong>, convinto a causa della miopia, di ossequiare  <strong>S. Girolamo</strong>, si levava il cappello ogni volta che vi passava davanti.  Non sono note parole attribuibili al Babuino.</p>
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		<title>I luoghi della letteratura</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 18:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso dei secoli tantissimi artisti e letterati hanno vissuto o soggiornato a Roma, affascinati dall&#8217;aura di antichità, dalle rovine e dalla vitalità di una città millenaria. Visita insieme a noi i luoghi più importanti e significativi della vita di alcuni fra i più grandi letterati europei.
Piazza di Spagna: la Keats – Shelley Memorial House, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dei secoli tantissimi artisti e letterati hanno vissuto o soggiornato a Roma, affascinati dall&#8217;aura di antichità, dalle rovine e dalla vitalità di una città millenaria. Visita insieme a noi i luoghi più importanti e significativi della vita di alcuni fra i più grandi letterati europei.</p>
<p>Piazza di Spagna: la Keats – Shelley Memorial House, Via Condotti: il Caffè Greco, via del Corso e Piazza S. Lorenzo in Lucina: lo studio e la casa di Giuseppe Gioacchino Belli, Via delle Carrozze: la casa del secondo soggiorno romano di Giacomo Leopardi, Piazza S. Egidio: la ricostruzione dello studio del Trilussa, al Museo di Roma in Trastevere.</p>
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		<title>La Roma di Mussolini</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 18:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma: l&#8217;ascesa e la caduta del dittatore più noto del &#8216;900, autore di trasformazioni e stravolgimenti nella città, a volte anche devastanti. I luoghi più significativi della sua vita rappresentano tappe fondamentali per la comprensione della storia più recente del nostro paese.
Villa Torlonia, la residenza privata nella restaurata casina delle Civette,  Palazzo Venezia: l&#8217;ufficio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma: l&#8217;ascesa e la caduta del dittatore più noto del &#8216;900, autore di trasformazioni e stravolgimenti nella città, a volte anche devastanti. I luoghi più significativi della sua vita rappresentano tappe fondamentali per la comprensione della storia più recente del nostro paese.</p>
<p>Villa Torlonia, la residenza privata nella restaurata casina delle Civette,  Palazzo Venezia: l&#8217;ufficio del Duce, dal cui balcone fu dichiarato l&#8217;inizio della Seconda Guerra Mondiale,  l’Altare della Patria: da monumento a Vittorio Emanuele II fu ridedicato alla memoria dei Caduti; l’EUR: il complesso dei padiglioni creati per l&#8217;Esposizione Universale del 1943, soppressa a causa della guerra.</p>
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		<title>Le piazze più belle di Roma</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 17:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una suggestiva passeggiata attraverso le più famose piazze romane: il primo percorso ha partenza in  Piazza Venezia, con l’Altare della Patria e il Palazzo Venezia, prosegue lungo Via del Corso fino a Piazza del Popolo; da qui, per via del Babuino, si raggiunge Piazza di Spagna e Fontana di Trevi.
Il secondo percorso parte sempre da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una suggestiva passeggiata attraverso le più famose piazze romane: il primo percorso ha partenza in  <strong>Piazza Venezia</strong>, con <strong>l’Altare della Patria</strong> e il <strong>Palazzo Venezia</strong>, prosegue lungo Via del Corso fino a <strong>Piazza del Popolo</strong>; da qui, per via del Babuino, si raggiunge <strong>Piazza di Spagna</strong> e <strong>Fontana di Trevi</strong>.</p>
<p>Il secondo percorso parte sempre da <strong>Piazza Venezia</strong>, ma si dirige verso l’area sacra di <strong>Largo Argentina,</strong> a <strong>Campo de’ Fiori</strong>, per poi svoltare a <strong>Piazza Navona</strong> e terminare al <strong>Pantheon</strong>.</p>
<p>Gli itinerari proposti sono possibili anche di sera.</p>
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